Implantologia moderna

A cura di: dott. Diego D’Amico medico-chirurgo odontoiatra
L’ implantologia moderna affonda le proprie origini intorno agli anni 80. Grazie al ricercatore svedese il dott. Branemark, che mise a punto un sistema implantare studiato con grande rigore scientifico, si aprirono le porte alla diffusa pratica dell’implantologia. Tra le varie innovazioni l’utilizzo del titanio come materiale per la fabbricazione degli impianti, un metallo robusto e biocompatibile, fu la vera svolta nella predicibilità dell’implantologia, evitando il pericolo del rigetto a quei tempi molto frequente. Il titanio, per la sua positiva ossidazione, determina un’intima connessione con l’osso attraverso quel ricercato processo biologico definito “osteointegrazione”, che avviene in un tempo limitatamente variabile dai due ai quattro mesi. Tale variabilità di tempo è correlata alla stabilità primaria dell’impianto, un importante aspetto clinico ricercato dal chirurgo implantologo in fase di applicazione. Durante la metà degli anni 90, il miglioramento delle superfici degli impianti ha consentito di aumentare questo valore di stabilità primaria, offrendo un’ennesima rivoluzione nel campo dell’implantologia moderna: il “carico immediato“, cioè l’immediato utilizzo dell’impianto appena inserito senza attendere quell’intervallo temporale necessario per la sua osteointegrazione. In seguito, intorno ai primi anni 2000 e grazie a nuove tecniche chirurgiche, l’inserimento degli impianti a carico immediato incominciò ad effettuarsi contestualmente alle estrazioni dentarie, nacque così il “carico immediato post-estrattivo”. Tale innovativa tecnica chirurgica consente di provvedere simultaneamente alle estrazioni e all’inserimento degli impianti necessari alla riabilitazione protesica, il tutto in un unico step chirurgico. Inoltre, la scelta di inserire l’impianto direttamente nell’alveolo post-estrattivo senza tagliare la gengiva, offre il vantaggio di preservare l’armonia e l’integrità dei tessuti gengivali esistenti, fattori fondamentali quando si riabilitano le zone anteriori ad alta valenza estetica. Inoltre, l’assenza di esposizione dell’osso alveolare evita il riassorbimento dello stesso. Inserire un impianto nell’alveolo post-estrattivo senza tagliare la gengiva e senza esporre l’osso alveolare, permette di evitare antiestetiche cicatrici e contrazioni dei tessuti gengivali dovuti alla perdita dell’osso sottostante, diminuendo enormemente edemi e dolori post-operatori; dal punto di vista tecnico è sicuramente molto più difficile, e fino ad oggi è una delle soluzioni più evolute nel panorama dell’implantologia dentaria, offrendo al paziente indubbi vantaggi sia dal punto di vista estetico che funzionale.
Negli ultimi anni, tutte le branche della chirurgia si sono avviate verso la ricerca di procedure chirurgiche mini-invasive atte a migliorare il comfort post-operatorio del paziente. Anche nell’implantologia dentaria si sono sviluppate raffinate tecniche grazie all’introduzione dell’informatica applicata alla pratica della chirurgia implantare. Attraverso l’utilizzo di sofisticati software, che permettono l’elaborazione dei dati ottenuti da indagini radiologiche tridimensionali digitalizzate, come il dentascan o il cone-beam, è possibile determinare con estrema precisione l’esatta posizione degli impianti pianificandola preventivamente al computer. Questo, tramite la costruzione di mascherine (dime) chirurgiche personalizzate, permette al chirurgo di trasferire in cavità orale ciò che è ha pianificato al computer. Tutto ciò consente di evitare interventi chirurgici invasivi con ampia esposizione ossea, eseguendo una chirurgia minimamente invasiva con enormi miglioramenti del post-operatorio per il paziente.
Altra innovativa tecnica di questi ultimi tempi è la chirurgia computer guidata flapless, detta anche implantologia transmucosa. È decisamente ancora meno traumatica, e consiste nell’eseguire dei fori sulla gengiva di un diametro sufficiente per l’inserimento degli impianti evitando l’utilizzo del bisturi, con minor sanguinamento e notevole diminuzione di edema e dolore postoperatorio, e logicamente senza alcun punto di sutura. I vantaggi sopra descritti si tramutano inoltre in un minor tempo chirurgico necessario per l’inserimento dell’impianto e in una ripresa più rapida poiché la guarigione é rapidissima. Inoltre la poca invasività permette di accedere all’implantologia a pazienti di tutte le età, anche a quelli in corso di terapie anticoagulanti senza la necessità di doverli sospendere. Pertanto, la flapless garantisce una guarigione chirurgica più veloce ed efficace rispetto alle tecniche convenzionali, il paziente torna a casa senza punti di sutura o dolori, libero da traumi di tipo chirurgico e psicologico, a tutto vantaggio per il suo benessere e confort. Come possiamo ben comprendere, i vantaggi nell’utilizzo di questa tecnica sono enormi, ma per essere applicata richiede quantità di osso sufficiente e un’ottima qualità dei tessuti gengivali, fattori non sempre presenti in pazienti con edentulia parziale o diffusa.
Ultima recente novità in campo implantologico è l’utilizzo d’impianti corti, detti anche short, utili in caso di scarsa quantità ossea. Grazie ad un pronunciato profilo delle spire e alle loro ridotte dimensioni possono essere collocati in meno di 6 mm di osso, riducendo al minimo la necessità di procedure d’innesto osseo, evitando il rischio di ledere strutture vitali importanti quali la membrana del seno mascellare e il nervo mandibolare. Questi nuovi impianti consentono di massimizzare le opportunità di eseguire i trattamenti implantari, aumentandone comfort e accettazione da parte dei pazienti.

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